Via dei Laghi: la regina del paesaggio dei Colli Albani

Via dei Laghi: la regina del paesaggio dei Colli Albani

La costruzione della Via dei Laghi si deve al Principe Piero Colonna, Presidente della Provincia di Roma negli anni ’30. Questo signore, che era solito inoltrarsi nel fitto dei boschi dei Colli Albani per ammirarne la bellezza ed assaporare il profumo della natura nel silenzio del paesaggio, durante le sue peregrinazioni concepì l’idea della nuova via lungo il tracciato della vecchia “Corriera di Napoli” che, con qualche variante si inoltrava, nei tempi passati, tra le falde del Monte Cavo, nel complesso delle Faete e dell’Artemisio (Figg. 1-2).
Il vecchio tracciato, addirittura più antico dell’Appia e della via Latina, procedeva nel buio dei boschi, lungo sentieri intricati, fin dentro la “Macchia della Fajola” nota per la presenza e le azioni criminali dei briganti.
“Gli assalti alle diligenze, le grassazioni, i rapimenti dei viandanti erano all’ordine del giorno. Si racconta che già il Tasso, percorrendo a piedi questa strada per recarsi da Frascati a Sorrento, sorpreso nella notte, cercasse ricovero in una capanna di pastori, e che, temendo di essere assalito, prima di riprendere il cammino, indossasse i rozzi panni degli ospiti: il travestimento lo rese irriconoscibile persino alla sorella, la quale dicesi gli chiudesse la porta in faccia” (Le vie d’Italia, 1936, pagg. 406-407).
Successivamente questa antica via “Corriera di Napoli” fu quasi del tutto abbandonata e nel tempo invasa dalla vegetazione.
La nuova strada progettata dall’ufficio Tecnico della Provincia di Roma nel 1933 vide l’inizio lavori già nel 1934 ed in poco meno di due anni fu completata collegando Marino a Velletri a nord dei due Laghi vulcanici di Albano e Nemi, (17 chilometri aperti al traffico a metà del 1936), un itinerario turistico in prima battuta ed un collegamento alternativo all’Appia a volte interrotta per frane e che andava congestionandosi nell’infilata più a sud dei comuni di Castel Gandolfo, Albano, Ariccia, Genzano, Velletri i quali iniziavano la loro crescita urbanistica.

Un articolo, apparso a giugno di quell’anno nella rivista “Le vie d’Italia”, mensile del Touring Club Italiano, (sottotitolo che nel 1937 per il ridicolo divieto da parte del governo Fascista di utilizzare termini stranieri divenne Consociazione Turistica Italiana), a firma di A. M. Gobbi Belcredi con foto di U. Korte, è la fonte della gran parte delle notizie qui riportate.
Nello spirito e nel taglio della rivista pronta a coniugare le esigenze del progresso con gli aspetti naturali e della storia locale più volte vengono fatte risaltare quelle immagini di “una grandiosità e di una bellezza incomparabili” che ancora oggi sono percepibili percorrendo la Via del Laghi.
Nel suo svolgersi, la Via dei Laghi, lasciata la città di Marino, apre lo scenario imponente del lago Albano visto da nord-est e di Castel Gandolfo disteso sulla cresta del cratere. Sulla destra si può vedere lo stesso mare che descrive Stendhal quando nel 1827, il 21 di agosto, trovandosi nei pressi del lago Albano dice: “Appena arrivati in cima alla collina abbiamo trovato un delizioso venticello che veniva dal mare. Lo vedevamo, il mare, sulla nostra destra, non troppo lontano da noi, di un azzurro cupo sul quale si distinguevano nettamente le vele bianche delle paranze”. E nel diario del 22 agosto aggiunge: ” Dalla mia finestra potrei gettare un sasso nel lago di Castelgandolfo, mentre dall’altra parte, oltre gli alberi, godo la vista del mare. La foresta che va fino a Frascati ci offre meravigliose passeggiate, sempre deliziosamente fresche. Ogni cento passi abbiamo la sorpresa di trovarci in mezzo a paesaggi che ricordano quelli di Guaspre” (1). Di tale bellezza sono sempre stati questi luoghi da apparire come i “paesaggi perfetti” ispiratori delle opere di Dughet, Pussin, Lorrain e tantissimi altri. La via dei Laghi apre più avanti la visuale verso oriente, sui Colli Tuscolani e Monte Cavo. “…Sta il misantropo Monte Cavo e porta per cappello un convento …con un paio d’occhiali, il lago di Nemi e Albano, insellati su quel gran naso con la punta all’insù” (Pirandello). Sulla destra si raggiunge Palazzolo, luogo incantato tra le costruzioni del convento già Casa dei Consoli (“Palatium”, da cui il nome Palazzolo) dove al tempo della Lega Latina alloggiavano le autorità nel periodo della celebrazione delle “Ferie”. Anche da qui il panorama è felicissimo e straordinario. ” Delectabile est!” disse Pio II nel 1493 al cospetto delle bellezze di Palazzola, del monastero, della chiesa, della Villa del Cardinale, del sepolcro, dei boschi, del paesaggio del lago Albano (Figg. 3-4).
La strada con calma risale, si tuffa ora tra il bosco di faggi, di castagni e di lecci attraversa “Le quattro strade” con a destra il bosco di Ariccia. “Il bosco di Ariccia è il più bello del mondo: enormi rocce nude e oscure spuntano in mezzo al verde più rigoglioso e al pittoresco intreccio del fogliame. Si vede bene, dallo sbalorditivo splendore della vegetazione, che la montagna di Albano è un antico vulcano” (Stendhal). Andando avanti si incontra il “Guardianone” e poi a sinistra i resti di una vecchia stazione di Mezza Posta dove si dice che “Gasparone tenesse ospite forzata, per due giorni, la Regina di Spagna”.
Nel folto della Fajola la strada passa vicino alla fonte di Tempesta e alla sorgente di Pontecchio, attraversa la via Sacra e, superato il Casale dei Corsi guarnigione dei soldati del Papa, scende infine a Velletri costeggiando prima i pratoni del Vivaro, la Macchia della Cavalleria e l’Artemisio.
Fa parte della Via dei Laghi la deviazione di 1,33 chilometri che arriva a Nemi. Il tronco Nemi-Pratone presentò all’epoca della costruzione diverse difficoltà tecniche superate grazie alle brillanti soluzioni pensate dall’ingegnere Giuseppe Angelini progettista della Via dei Laghi.
La diramazione per Nemi, anche se breve, supera la ripida conformazione geomorfologica del sito ricorrendo ad un’ardita galleria elicoidale a cui si accede da un necessario ma poco elegante viadotto che permette di superare il forte dislivello con una pendenza accettabile. Qui si deve ridurre notevolmente la velocità e superare, all’ingresso, l’impatto con il buio della galleria percorribile sotto sterzo per assecondare lo stretto raggio di curvatura. La luce dopo 110 metri arriva improvvisa ed apre la vista, dopo aver sottopassato il viadotto con 4 campate da 10 metri, alle prime case di Nemi; sullo sfondo il lago (Figg. 5-8).
La strada entra nella piazza Roma e si collega alla via Nemorense che raggiunge Genzano. Tornando al bivio per i Pratoni del Vivaro la Via dei Laghi prosegue verso Velletri dove all’incrocio con L’Appia detto il “Triangolo” termina la sua corsa (Fig.9). Anche quest’ultima parte apre visuali e panorami suggestivi verso la piana e verso il mare mostrando il promontorio del Circeo e nelle giornate limpide le isole Pontine. In alcuni momenti della giornata il sole colora il mare con una lamina dorata ed al tramonto una distesa di colori impressiona l’osservatore partecipe della grandiosità dello spettacolo che la natura offre, sempre diverso nel cambio della luce e nelle ardite composizioni cromatiche: una meraviglia! (Fig. 10)

La Via dei Laghi nacque come strada Provinciale larga in media 6 metri con pendenze massime del 7 per cento e raggi minimi di curva di 30 metri, divenne successivamente Strada Statale con il numero 217 e dal 2001 a seguito del decreto legislativo 112/1998 tornò ad essere di nuovo Provinciale (SP 217). Non può essere una strada di sola comunicazione che si riempie di traffico. Una diversa politica riguardo la mobilità nei Castelli Romani è necessaria selezionando le percorrenze e potenziando il trasporto pubblico al fine di ridurre la quantità di mezzi ed auto che giornalmente percorrono le intasate arterie dei Colli Albani e che provocano disagi, ritardi e troppi incidenti.
La Via dei Laghi da sottoporre a “restauro paesaggistico” va percorsa a bassissima velocità (se ospitasse una tramvia e una ciclabile?) perché in ogni istante, dietro ogni curva nasconde una sorpresa, complice la natura e la storia dei luoghi attraversati, predispone l’animo alla pace e l’ombra del bosco guarisce dallo stress il viaggiatore.

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Nota (1) Dughet Gaspard (Roma 1615-1675) detto ” il Guaspro” era chiamato anche G. Poussin dal nome del cognato e maestro Nicolas Poussin (Les Andelys 1594 – Roma 1665), pittore e paesaggista di origine francese, raffigurò ampie vedute della campagna romana.

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Bibliografia
A.M. Gobbi Belcredi,1936, Da Marino a Velletri la via dei Laghi, in “Le vie d’Italia”, rivista mensile del Touring Club Italiano, giugno n. 6, pp. 405-413.
Stendhal, ristampa 1956, Passeggiate Romane, prefazione di A. Moravia, Parenti Editore, Firenze.
AAVV, 1982, I Colli Albani, Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo dei Laghi e Castelli Romani, Albano Laziale

scritto da Carlo Testana |

Per la rubrica Beni culturali – Numero 94 settembre 2010

Franco Medici |

Per la rubrica Beni culturali – Numero 94 settembre 2010
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